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Subappalto. All’Unione Europeapiacciono le scatole vuote

Ci risiamo. Puntuale come un orologio svizzero è arrivato l’ennesimo, ed ancora una volta strumentale, richiamo della Corte di Giustizia europea all’Italia in materia di subappalto. Questa volta il pretesto sono stati i limiti, ritenuti illegittimi dalla Corte UE, che la nostra legislazione pone al...

Ci risiamo. Puntuale come un orologio svizzero è arrivato l’ennesimo, ed ancora una volta strumentale, richiamo della Corte di Giustizia europea all’Italia in materia di subappalto. Questa volta il pretesto sono stati i limiti, ritenuti illegittimi dalla Corte UE, che la nostra legislazione pone al subappalto anche per gli appalti sottosoglia  che abbiano rilievo transfrontaliero.

Secondo L’UE,  e questo non è il primo intervento a gamba tesa dei giudici di Bruxelles,  ogni limitazione al subappalto violerebbe le norme comunitarie in materia ed anzi, e qui siamo al paradosso, in linea di principio secondo la Corte di Giustizia UE ai sensi delle Direttive Comunitarie il ricorso al subappalto sarebbe illimitato: “Dare la possibilità a chi vince un appalto di poterlo interamente subappaltare – afferma Guido Pesaro, Responsabile Nazionale di CNA Installazione Impianti – significa sancire un principio pericoloso, e cioè di consentire a quelle che la Commissione Politiche UE della Camera ha definito mere agenzie di intermediazione di gestire un lavoro senza avere la professionalità e le competenze reali per farlo“.

Al di là degli ormai stucchevoli pronunciamenti dell’UE, infatti, sul tema, oltre al Consiglio di Stato, è anche intervenuto il Parlamento. La Commissione Politiche Europee della Camera dei Deputati, in un parere inviato qualche mese fa alle Commissioni Lavori Pubblici di Camera e Senato, ha censurato la liberalizzazione completa del subappalto argomentando che le direttive europee in materia non prevedono affatto che un appalto possa essere completamente subappaltato.

“Mantenere i limiti al subappalto attualmente previsti dalla nostra legislazione– prosegue Pesaro – vuol dire salvaguardare la professionalità delle imprese specialistiche evitando in tal modo che le grandi imprese generali, spesso vere e proprie scatole vuote, acquisiscano formalmente un lavoro per poi subappaltarlo in modo selvaggio a chi possiede le capacità e la qualificazione per svolgerlo”.

Non si tratta quindi di introdurre norme “restrittive” al subappalto, ma di consentire di far realizzare  un lavoro a chi è effettivamente capace di farlo. Secondo il 3° Rapporto congiunturale sul mercato dell’installazione di impianti in Italia curato da CRESME e CNA, nel 2016 il mercato dei contratti pubblici che prevedono attività di installazione, manutenzione e gestione di impianti civili ed industriali ha visto messe a bando oltre 4.200 gare, pari al 25% del totale, sfiorando i 19 miliardi di euro di importo complessivo.

Anche se in leggero calo rispetto al 2015, un calo fisiologico dopo ani di forte espansione che riflette la generale frenata di tutto il mercato delle opere pubbliche, il ruolo strategico dell’impiantistica  ne risulta addirittura rafforzato rappresentando il 75% della cifra d’affari complessiva: “Probabilmente, a fronte di un calo del volume di affari di altri comparti del settore delle costruzioni – conclude il Responsabile degli impiantisti CNA -  queste cifre fanno gola e ci si attacca ad interpretazioni faziose, di parte e sbagliate di qualche alto papavero della burocrazia comunitaria per modificare il nostro Codice Appalti il cui spirito, che abbiamo sempre condiviso, è invece quello di far eseguire le lavorazioni specialistiche alle imprese in possesso di specifica qualificazione”.

“Offelee, fa el tò mestee”  (Pasticciere fai il tuo mestiere) dicono a Milano quando si vuol rappresentare l’importanza della propria capacità professionale ed esortare qualcuno a non occuparsi di argomenti che non lo riguardano e di cui si sa poco o nulla. A ciascuno, quindi, il suo mestiere; ma chissà se a Bruxelles capiscono i proverbi milanesi…..